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mercoledì, 30 luglio 2008,15:02
  
In alto a destra la copertina del libro fotografico di Franco Ortolani, La festa del parco Lambro, edito da Mastrogiacomo editore Padova nel 1978. Qui sotto una immagine degli accampamenti tratta dal Ciao 2001 n. 32/33 del 1976.
 
Parco Lambro 26 giugno 29 giugno 1976
Relativamente a questo Festival pop iniziamo proponendo due articoli di Daniele Caroli entrambi tratti da Ciao 2001
QUATTRO GIORNI AL PARCO LAMBRO
(di Daniele Caroli tratto da Ciao 2001 n. 30 del 1 agosto 1976)
Milano.
Sesta Festa del Proletariato Giovanile al Parco Lambro di Milano: i quotidiani e la TV se ne sono occupati ampiamente, impegnandosi soprattutto a mettere in risalto gli aspetti sensazionali (o presunti tali), gli episodi di violenza, il comportamento irresponsabile di alcuni partecipanti. Non c'è da stupirsene: va consideratoche il compitodi un inviato in casi del genere è obbiettivamente difficile.
Ora, non pretendo di dare una visione completa e imparziale di una manifestazione così complessa: posso soltanto riferire quanto ho visto, ascoltato e sentito. Ma prima di inziare con la cronaca, una
Prefazione
La Sesta Festa del Proletariato Giovanile è stata organizzata da Re Nudo e dai suoi circoli, dal Partito Radicale, da Lotta Continua e da altri raggruppamenti minori. Il festival è durato quattro giorni, dal 26 al 29 giungo, e vi hanno partecipato circa 200.000 persone, con punte massime di affluenza la prima e la terza sera (tra i 70 e i 100 mila presenti): sono cifre da capogiro, senz'altro attendibili, che danno il quadro d'una manifestazione davvero unica e che spiegano i contrasti sorti a un certo punto tra gli stessi partecipanti e, d'altra parte, le difficoltà incontrate dall'organizzazione. Le tessere d'ingressovalide per quattro giorni costavano 1.000 lire e ne sono state vendute almeno 20.000 (come mi è stato riferito l'ultima sera): per la maggioranza si è trattato comunque di un festival gratuito.
Già nei giorni precedenti l'apertura della Festa, migliaia di giovani con tende e sacchi a pelo avevano invaso il parco trovandosi indubbiamente a disagioper la mancanza di servizi igienici, di acqua potabile, di cibo a prezzi politici, di assistenza Questi inconvenienti si erano già verificati l'anno passato e il forte aumento degli intervenuti li ha resi ancora più gravi.
Sabato 26
Arriviamo verso le 20. La gente è veramente tantissima. Acquistiamo le tessere e ci dirigiamo verso il prato grande lungo un vialetto pieno di bancarelle che vendono di tutto, artigianato, bigiotteria, incenso, strumenti musicali, eccetera; arrivati ai grandi stand alimentari dei grandi gruppi organizzatori, entriamo nella sinistra del prato, in fondo al quale è situato il parco principale (in posizione simmetricamente opposta rispetto all'anno scorso).
Tantissime anche le tende, sia dove siamo ora sia al di fuori dell'area del festival; è un enorme accampamento. Tra gli alberi e i cespugli risuonano a tratti tenui e delicate note di flauti e chitarre o il tambureggiare di bonghetti marocchini: è il "pubblico" che fa musica per conto proprio intorno a un falò o davanti a una tenda. Torniamo al prato grande: l'amplificazione non è ancora a punto, mentre gli spettatori sembrano essere ulteriormente aumentati. Dobbiamo girare a lungo prima di trovare uno spazio per sedersi sull'erba con una buona visuale del palco. Alle 23 finalmente si comincia: l'ingrato compito di aprire il primo spettacolo musicale del festival tocca al cantautore Gianfranco Manfredi, che presenta tre pezzi accompagnato da un piccolo gruppo. L'acustica non è un granché ma ci si deve accontentare. Segue Ricky Gianco con la lunga descrizione di "Una amore", con "Mangia insieme a noi" e "Questa casa non la mollerò": reazioni contrastanti. Arriva poi Eugenio Finardi con il suo gruppo (Lucio Fabbri chitarra elettrica, violino; Paolo Franchini, basso; Roberto Haliffi, batteria; Sebastiano, percussioni) e le cose cominciano a cambiare.
Nacchere rosse, una numerosa formazione campana, dopo aver precisato di essere un collettivo di dilettanti, presenta un trascinante e colorito "Alli uno li puverielle" cui fa seguire altri due pezzi; purtroppo comincia a piovere e parte degli spettatori decidono di sfollare. Un violento temporale impedisce a Napoli Centrale di suonare; si esibiscono più tardi i siciliani Taberna Milensis e riprende di nuovo la pioggia.
Domenica 27
Un amico mi telefona entusiasta per riferirmi del successo che hanno avuto il giorno precedente, nel prato piccolo (si fa per dire), i massaggi, gli esercizi collettivi di yoga, i dibattiti sull'alimentazione, il tutto all'insegna dello slogan "Riprendiamoci il nostro corpo". Intanto, però, comincia a manifestarsi una certa tensione in quella scombinata cittadina che è sorta in pochi giorni nel Parco Lambro (pare che i residenti fossero almeno 20.000). Tre radio libere milanesi, Milano Centrale, Monte Stella, Canale 96, tramite un ponte radio allestito da quest'ultima, trasmettono dei collegamenti in diretta dalla Festa: le notizie non sono buone. Conflitti tra femministe e alcuni partecipanti al raduno (maschi, naturalmente), uno spettacolo degli omosessuali interrotto bruscamente da un gruppetto di oppositori, e infine, verso sera, l'episodio più grave: viene saccheggiato un camion di viveri dell'organizzazione. Alle 21 un temporale peggiora le cose. Quando arriviamo sul posto piove ancora un po': si sta esibendo Veronique Chalot, dolce folk-singer francese ben coadiuvata da una formazione affiatata. L'affluenza è molto diminuita, ma le melodie vagamente celtiche - adatte alla nuvolosa serata- vengono apprezzate dai presenti. È un bel momento che l'amplificazione rende bene. Arrivano i vocalizzi di Jenny Sorrenti subito dopo l'intimista Patricia Lopez. Gli Agorà, con il loro semplice e rilassato jazz-rock, riscaldano l'ambiente. Un nuovo acquazzone, a mezzanotte, alontana parte del pubblico; poi si presentano i Lyonesse nella nuova formazione a quattro e infine Napoli Centrale in scena fino alle 2 del mattino.
Lunedì 28
La giornata inizia male. Le discussioni e gli scontri all'interno del festival si fanno più accesi fin dalla mattina; poi alcune decine di incoscienti tentano di assaltare un supermercato presso il Parco Lambro, la polizia spara dei candelotti lacrimogeni e il gas arriva fino alla tendopoli suscitando comprensibile panico. Si diffondono voci allarmistiche secondo cui le forze dell'ordine vorrebbero sgombrare l'area della festa, e nel pomeriggio comincia un'assemblea generale dei partecipanti alla manifestazione. La riunione assume dimensioni enormi (migliaia di persone). Il dibattito verte sulla gestione della manifestazione: per ore si alternano al microfono del palco grande oratori spesso in contrasto tra loro; pesanti critiche vengono rivolte all'organizzazione ma anche ai gruppi spontaneistici il cui comportamento violento ha accresciuto la tensione. Si prpone la sospensione immediata del festival, ma alla fine (è già sera) è approvata la mozione dell'organizzazione per la ripresa del programma normale. Verso le 22 e 30 cominci a suonare il gruppo di Don Cherry (ospite tony Esposito alla batteria), di fronte a una fola enorme. All'inizio gli ipnotici ritmi africani, i canti tribali, gli occasionali assoli di tromba del grande jazzman faticano a riscuotere l'attenzione del pubblico, ma dopo due o tre pezzi, si compie un piccolo grande miracolo: decine di migliaia di persone, finalmente coinvolte, dimenticano i contrasti della giornata e si mettono a battere le mani a tempo e a cantare in coro. S'accendono innumerevoli fiammelle e si ascolta finalmente partecipi ed uniti una musica semplice serena e affascinante. Dopo tanto discutere, si placa l'animosità e subentra un - non evasivo- rilassamento. Grazie a Don Cherry e ai suoi musicisti, grazie al fascino d'una musica antica e insieme nuova, calda e siggestiva, viviamo il momento più bellodella grande manifestazione. un trionfo.
La femminista Daniele Cambio, voce esile e chitarra, viene accolta con simpatia; il Canzoniere del Lazio riporta eccitamento con un'esibizione sanguigna e ricca di colori in cui il "free" si fonde efficacemente al folklore meidionale. Quindi Roberto Cacciapaglia, La Strana Officina, Pino Masi, i Jumbo. Si finisce tardissimo.
Martedì 29
Con Don Cherry sembra essere tornata la tranquillità. Non cessano le discussioni, né tantomeno i disagidegli accampati, ma i toni sono smorzati e c'è più voglia di costruire che di distruggere. Nel pomeriggio nuova grande assemblea, altro importante momento di verifica, di proposta e - perché no - di contestazione. Questi ampi dibattiti hanno chiarito le idee, favorito gli scambi d'opinione, mostrato quali fossero le contraddizioni, e leincomprensioni all'internod'una massa così eterogenea e così vasta.
Alla sera s'inizia al solito molto tardi (gli orari degli spettacoli sono sempre stati assurdi; non si capisce per quali motivi si dovesse iniziare in genere dopo le 22 per finire alle 4 o alle 6 del mattino) con i facili ritmi di Bambi Melodies. Poi Alberto Camerini, voce e chitarra, e i Sensation's fix. Proiezione sullo schermo grande a fianco del palcoscenico (usato soprattutto per riprendere e ingrandire in diretta i musicisti durante lo psettacolo) del film "Il fantasma del palcoscenico". Poi Pepe e la musica delicata del suo piccolo gruppo, Claudio Rocchi e forse qualcun'altro. Alle 2 sul prato piccolo inizia una rappresentazione del Living Theatre. La festa si chiude con Toni Esposito, ottimamente ricevuto, e con gli Area.
Questa è la cronaca. Ma quest'anno la Festa del Proletariato Giovanile ha offerto molto di più della musica e degli slogan dei vari gruppi organizzatori. È stato terreno di scontro e d'incontro, momento di concretizzazione delle aspettative e delle incertezze d'un movimento che coinvolge centinaia di migliaia di persone. Bisognerà riparlarne per tracciarne un bilancio a mente fredda.
Daniele Caroli
 
PARCO LAMBRO
(di Daniele Caroli tratto da Ciao 2001 n. 32-33 del 15-22 agosto 1976)
«Un bilancio definitivo dal punto di vista economico lo potremo fare soltanto in ottobre», mi spiega Andrea Valcarenghi, «perché allora avremo un panorama completo delle spese affrontate. Ti posso anticipare qualche cifra approssimativa: circa 30 milioni di uscite, con un passivo di oltre 2 milioni, cui va aggiunto il danno subito da Re Nudo per lo stand alimentare saccheggiato, altri 5 milioni. Sono state distribuite 32 mila tessere, di cui 28.000 effettivamente pagate (l'anno scorso erano state 22.000): abbiamo calcolato una presenza quadrupla rispetto alle tessere, per cui i partecipanti ai quattro giorni del raduno devono essere stati almeno 120 mila. Inoltre è aumentato enormemente il numero delle persone stanziate nel Parco, che quest'anno erano ben più di 10.000, e questo ha comportato gravi problemi organizzativi e ha contribuito a creare un clima di tensione. La Provincia ci ha boicottati non provvedendo all'allacciamento per l'energia elettrica ed è mancata anche la fornitura d'acqua da parte del Comune».
Queste le cifre riguardanti la Sesta Festa dei Proletariato Giovanile tenutasi per la terza volta consecutiva al Parco Lambro di Milano. Chiedo a Valcarenghi quali conclusioni sono state tratte dall'esperienza dell'edizione '76 del festival, quella che ha registrato la più alta affluenza di pubblico ma anche momenti drammatici ed episodi di violenza.
«E' stata senz'altro un'occasione importantissima per capire una realtà sociale vastissima ed eterogenea. Ma ci siamo resi conto che manifestazioni di simili dimensioni sono ormai inadeguate: le incomprensioni, le contraddizioni, le difficoltà organizzative, quando si ha a che fare con una partecipazione così estesa, tendono ad annullare ogni possibilità di controllo. Se dovessimo ripetere l'esperienza nella stessa situazione l'anno prossimo, avremmo probabilmente a che fare con 200-250 mila persone: uno sforzo impossibile, a meno di creare strutture tecnico-organizzative davvero imponenti, destinate però a divenire soffocanti e ad approfondire ulteriormente la separazione tra gestione e pubblico. Il nostro obiettivo era stato, nelle ultime tre Feste, quello di portare nella metropoli certe tematiche e problematiche: l'abbiamo raggiunto. Ora puntiamo a iniziative limitate lontano dalle città, che coinvolgano maggiormente i partecipanti, in ambienti che garantiscano maggior libertà d'azione per tutti con un minimo d'organizzazione».
Questo Festival dei Parco Lambro è stato probabilmerite l'ultimo, quindi si tornerà con proposte più mature - alle situazioni di Ballabio, dell'Alpe dei Vicerè, di Zerbo. Un primo sentore di questo cambiamento di rotta l'avevo d'altronde già avuto conversando con alcuni responsabili dei servizio d'ordine, l'ultima notte al Parco Lambro. «A queste condizioni, il festival non potrà essere ripetuto l'anno prossimo: tutto dipenderà dalla situazione dei movimento, da quello che la gente avrà in testa, da quali nuove radicalizzazioni possono esplodere nel frattempo. Si tratterà di vedere con che tipo di mentafità verrà qua la gente, se con quella dei giovane disgregato o con quella dei giovane che va a unificarsi con altri giovani». E inoltre: «Dopo Licola, s,era pensato che il movìmento andasse avanti; in realtà, non c'è stata la forza di creare situazioni nuove. Fino alla prima assemblea, qui al Lambro si sentiva dire da tutti che le cose non andavano bene; con le grandi assemblee degli ultimi due giorni mi sembra si sia fatto un passo avanti anche rispetto a Licola. Sta a noi ora, incanalare tutte le indicazioni emerse da questi dibattiti».
Nel «Prato piccolo», parallelamente alle attività più spettacolari riservate al palco principale, hanno avuto un buon successo gli esercizi collettivi di yoga, le lezioni pratiche di automassaggio, le discussioni sull'alimentazione: un'esperienza che ha dato risultati pressoché immediati, visto che è già stata ripresa qua e là per l'Italia in altre manifestazioni (seppur non nelle dimensioni assunte alla Festa milanese), e che sarà uno dei punti nodali del prossimo festival di Re Nudo, dovunque si tenga.
Intanto però sono le questioni finanziarie a prendere il sopravvento nelle considerazioni del dopo-festival il prossimo numero di Re Nudo lancerà una sottoscrizione tra i lettori per rimediare in qualche modo al forte passivo previsto. Sul piano discografico, pare che la Produttori Associati intenda impiegare le registrazioni «live» realizzate durante la manifestazione per un album che verrebbe pubblicato in autunno. Ancora non sì hanno però particolari sugli artisti che vi sarebbero rappresentati.
Un'ultima osservazione. Tante polemiche, tanti dibattiti tanti interventi: ma nessuno ha pensato di far notare alla grande massa dei partecipanti che la «festa» si svolgeva a due passi da un cadavere putrescente. Il fiume Lambro, ridotto a una fogna dagli scarichi industriali, avvelena la vegetazione dei parco e rende in taluni punti l'aria irrespirabile: un disastro ecologico, come ben sanno gli abitanti dei paesi situati sulle sue rive a sud di Milano. Eppure, un simile attentato alla salute di tutti (animali e piante compresi) è stato assolutamente ignorato.
Daniele Caroli
   
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domenica, 13 luglio 2008,19:00

Yesterday
Caricato da carloge
Questo filmato (ricavato da filmini super8 che avevo ormai messo "in cantina") va dal 1985 al 1987. Sono feste incontro organizzate dal gruppo genovese di AAM Terranuova, un'associazione nata dal movimento del 1977 e punto di riferimento per tutto ciò che era alternativo. Inoltre, altri incontri fuori Genova, sempre all'insegna del rispetto per la Madre Terra. La ricerca interiore, il sogno di un mondo diverso, gli ecovillaggi, lo yoga, le filosofie orientali...In sottofondo, le mitiche note di Volo Magico n.1 di Claudio Rocchi, che è stato la oclonna sonora di quesgli anni.
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venerdì, 25 aprile 2008,08:54

 

 

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Parco Lambro 29 maggio 2 giugno 1975

Articolo integrale di Daniele Caroli dal titolo:

Parco Lambro ... Musica & politica” estratto da: Ciao 2001 n. 25 del 29 giugno 1975

MILANO.

Giunta quest'anno alla quinta edizione, la “Festa dei Proletariato Giovanile” si è confermata la più importante manifestazione musicale e di controcultura, probabilmente a livello nazionale. Per cinque giorni il Parco Lambro è stato invaso da decine di migliaia di giovani che ne hanno fatto un enorme punto d'incontro. La vasta area in cui si è svolta la manifestazione ara già stata presa d'assalto, nel giorni immediatamente precedenti l'inizio ufficiale, da centinaia di ragazzi con tende e sacchi a pelo; l'unica via d'ingresso è sta poi sbarrata, poiché quest'anno il festival non era gratuito: vi si poteva accedere con una tessera personale, valida per i cinque giorni, dal costo assai limitato (500 lire).

Due nemici hanno ostacolato lo svolgimento della Festa: la pioggia che ha però colpito soltanto domenica, costringendo gli organizzatori (Re Nudo, con la partecipazione di Lotta Continua, Partito Radicale, Avanguardia Operaia, Federazione Giovanile Socialista, Rosso, e con l'adesione di un'infinità di gruppi di controcultura) a ridurre in parte il programma; e l'assessore al traffico dei Comune di Milano, che ha tentato in vari modi di far sgomberare la zona, senza riuscirvi.

GIOVEDI'- Arrivo nel tardo pomeriggio. Superata la barriere, dopo aver acquistato la tessera, costeggio alcuni stand, in cui si vendono oggetti svariati o si propongono novità come la “bioenergetica”, fino a raggiungere la tenda dell'infermeria (che fortunatamente è stata scarsamente impegnata durante il festival) e la roulotte-segreteria, che funziona anche da stazione radio interna. Proseguendo, arrivo al grande prato che funge da anfiteatro, con il grande palco principale e i due secondari. Su un lato, gli stand alimentari e poi quelli politici e i banchetti che vendono libri e dischi. Stanno suonando gli Hasta Cuando, la cui formazione comprende fuorusciti sudamericani che propongono il loro folklore e le loro canzoni politiche in modo un po' dilettantistico. Seguono i misteriosi Mr. X Freedom e i milanesi Acqua. Gli Arti & Mestieri, che l'anno scorso s'erano imposti come la rivelazione della Festa, propongono il repertorio del primo LP e pezzi inediti, confermando il proprio valore. Segue un audiovisivo sul Vietnam. Tocca quindi agli Area, con brani da “Crac!” e dai dischi precedenti (“Arbeit Macht Frei”, “Cometa rossa”); durante l'esecuzione di “La mela di Odessa”, la musica s'interrompe e tre dei gruppo si dedicano a sgranocchiare mele (fischi dei pubblico, qualcuno grida “melensi!”); per “Gioia e rivoluzione” vengono sventolate, con un suggestivo effetto coreografico, alcune bandiere rosse illuminate da fari. Gli Stormy Six iniziano presentando “Pontelandolfo” dall'album “L'unità” e poi propongono, praticamente per intero, il nuovo LP “Un biglietto dei tram”, concedendo giustamente un certo spazio alle improvvisazioni strumentali che aggiungono vivacità ai brani. Si conclude, molto tardi, con Lucio Dalla, ottimamente accolto dagli spettatori.

VENERDI' - Nel pomeriggio sono di scena Stradina & Le Panchine, una formazione di giovanissimi, e Claudio Rocchi, le cui canzoni hanno recentemente assunto una coloritura d'impegno politico. Alla sera Francesco Da Gregori, che trovo decisamente noioso, presenta un vasto repertorio, concludendo con “Alice”, richiesta prepotentemente dal pubblico. Più vivace il “set” di Eugenio Finardi, che ci riporta a del rock basilare con il suo efficiente gruppo: tre pezzi dall'alburn “Non gettate alcun oggetto dai finestrini” e una riuscita improvvisazione in cui si mette in luce il violinista Lucio Fabbri; segue una jam-session condotta dal percussionista Lorenzo Vassallo e dal chitarrista Alberto Camerini cui man mano si aggiungono una dozzina d'altri musicisti.

SABATO - Pomeriggio con gente poco conosciuta (Uxa e R.I.P.). L'atmosfera si scalda con Edoardo Bennato e la sua satira politica: il cantante-compositore napoletano propone la sua produzione più recente, incluso (come bis) il famigerato “Meno male che adesso non c'è Nerone”, riscuotendo vasti consensi. Edoardo sa indubbiamente tenere la scene molto bene: potrebbe fare grandi cose scegliendosi dei bravi strumentisti come accompagnatori ed eliminando dal suo repertorio i temi più banali e caricaturali. Ivan Cattaneo,  che mi dicono essere rappresentante del Fuori  non risulta affetto interessante. Tocca poi e Franco Battiato, che dopo un inizio incerto comincia a trarre dalle sue apparecchiature elettroniche del suoni affascinanti, cui aggiunge i suoi particolari vocalizzi una sua inattesa citazione di “Sapore di sale”  sconcerta il pubblico che mostra comunque di apprezzare la prestazione. Torna Lorenzo Vassallo, questa volta accompagnato da un altro percussionista di colore e da due flauti, a regalarci uno dei momenti più belli della Festa: la musica suggestiva del gruppo sostiene le evoluzioni di un danzatore (tale Leo, che ha soggiornato a lungo in india) il quale ripete eleganti figurazioni ispirate ai balli classici dei Kerala.

DOMENICA - Nonostante le frequenti “danze contro la pioggia” abbiano finora funzionato, oggi gli elementi atmosferici prendono il sopravvento: qualche migliaio d’irriducibili segue comunque le esibizioni di Yu-Kung, Tony Verde, Jane Sorrenti, Donatello e Agorà.

LUNEDI’ - La giornata conclusiva è anche la più calda: dopo i Jumbo, che s’ignorava esistessero ancora, alcune femministe suscitano reazioni contrastanti nel vastissimo pubblico. Vivo successo per il Conzoniere dei Lazio, cui succedono Toni Esposito e quindi Napoli Centrale. Nuove controversie per l’inserimento della musica “contemporanea”  con Cardini che esegue al piano composizioni di Castaldi. Antonello Venditti accompagnandosi al pianoforte, presenta una selezione dei suoi pezzi più famosi e un brano inedito, ottenendo forse l’affermazione più entusiastica di tutto il festival. Io personalmente resto fortemente deluso per la acerba professionalità dell’esibizione e per la vacuità dei monologhi inseriti tra un brano e l’altro, ma la maggioranza dei presenti (e in questa serata conclusiva siamo quasi a centomila) la pensa diversamente. Mentre viene proiettato un audiovisivo sulla manifestazione dell’anno passato al Parco Lambro, i tecnici della PFM si danno da fare per sistemare l’imponente impianto del gruppo; ci vorrà però quasi un’ora perché tutto sia a posto, e quando, la formazione inizia con “La luna nuova” il pubblico è mal disposto. Il complesso non fornisce una prestazione convincente: troppo viene affidato al virtuosismo dei singoli, componenti. Alla Premiata seguirà Giorgio Gaber che nonostante la tarda ora, dopo aver interpretato cinque pezzi, verrà costretto ad altrettanti bis.

Così finisce la manifestazione organizzata da Re Nudo. Alla musica si sono affiancati audiovisivi, spettacoli teatrali (ad esempio Robutti con  “La fabbrica delle bambine") proiezioni di documentari alternativi sul femminismo, sulla polizia eccetera. I contenuti politici sono venuti quest’anno in primo piano. Poiché però la musica resta Il mezzo di richiamo più efficace, io avrei preferito che invece di puntare su interpreti già collaudati la Festa proponesse una vasta rappresentativa delle nuove leve italiane, quelle che operano con impegno in settori diversi come jazz, folk, musica elettronica. A uno degli organizzatori ho chiesto pertanto, qualche giorno dopo la conclusione della manifestazione, spiegazioni sulle scelte operate a livello musicale. “Nostra Intenzione era fornire una rassegna della cultura dei giovani; in questo panorama non si può prescindere dai "cantautori", la cui posizione forse può essere definita di retroguardia ma - non dimentichiamolo - è state osteggiate per anni, fino a quando il movimento giovanile è riuscito ad imporli, cosa che ora sta succedendo anche per quanto riguarda alcuni gruppi. L'impostazione della Festa del proletariato giovanile ha voluto sottolineare che la cultura dei giovani non è solo fatta di musica, e la musica sta tornando alla sua giusta dimensione, cioè alla partecipazione di tutti, cancellando il mito delle "pop star" Dichiarazioni queste teoricamente apprezzabili, ma in parte smentite proprio del programma della manifestazione.

 

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domenica, 20 aprile 2008,13:47
a grosseto il 24 aprile proiezione presente l'autore ore 21. per il calendario www.cinemastella.com - Telefono: 0564 20 292 ¬¬¬¬¬DVD e CD di pedra mendalza disponibili ad € 15,00 su ordinazione a info@claudiorocchi.com ¬¬¬ per organizzare proiezioni, concerti ed eventi stage@claudiorocchi.com
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domenica, 23 marzo 2008,22:30

 

 

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Bottagna (La spezia) agosto 1972

FESTIVAL (NON COMMERCIALE) DI BOTTAGNA

CERTO, NON ERA WOODSTOCK MA...

di Carlo Silvestro  (tratto da Ciao 2001 n. 35 del 3 settembre 1972)

La canzone alternativa era cominciata col “primo giorno della nostra era”, un novembre, l’anno scorso, dopo tanti pop-festival col recinto: si parlava di musica rock e si imprigionavano le nostre coscienze, si parlava di musica “nuova” e ci venivano chiesti “vecchi” pedaggi, si parlava di “nuova frontiera” ed erano sempre i soliti fili spinati a cantare la loro canzone di vittoria. Fino al primo giorno; fu Ballabio e fu in colina, non c’erano grassi nomi ma c’erano grosse coscienze, e soprattutto eravamo certamente più di diecimila a guardarci, a toccarci, a contarci per vedere quanti eravamo qui in Italia a volere che un mondo di pace di libertà e di musica ci appartenesse non solo per qualche giorno ogni tanto, ma per sempre. Da allora ci sono stati altri appuntamenti per la Woodstock Nation italiana, ed eravamo in trentamila a Zerbo, tutti nudi, sì, nudi di violenza; perché noi esorcizzeremo sia il pudore che la violenza, e lo faremo con i nostri canti, lo faremo con la nostra gioia, lo faremo con la nostra bellezza. Vennero i bravi borghesi a Zerbo come allo zoo, la domenica mattina a vedere i capellini e qualcuno certo fu scandalizzato e qualcuno certo era indignato, ma molti furono pervasi dalla nostra bellezza e ci amarono e qualcosa fu seminato nei loro cuori.

L’ultimo appuntamento, perché è di questo che voglio parlare, è storia di pochi giorni fa, vicino a La Spezia, un fiume, una riva bianca e sassosa e tanti a rincontrarci per scambiarci parole e viaggi lontani, nuove esperienze e racconti di fate. Devo dire che la progressione numerica non è stata geometrica, cioè si pensava che dopo i trentamila di Zerbo avremmo potuto incontrarsi in cinquantamila, ma questa è pure la stagione dei viaggi, dei mistici e assolati sentieri autostoppistici e quanti saranno già sotto il sole di Matala oggi e quanti sotto le palme di Goa e quanti sdraiati sulle rocce lunari di Formentera e quanti e quanti sparsi per le strade del vasto e incerto mondo. Così che sedendo sui sassi bianchi del fiume noi che ancora non ci eravamo messi sulle grandi strade che portano lontano col pollice teso ci contammo ancora una volta, e fu pura grazia perfino il constatare che non c’erano i complessi famosi, perché ormai suonano solo per un pubblico di paganti nei ricchi night club della Costa Azzurra e giuro che non sto parlando di questo per recriminare: se questa è la loro strada d’accordo, percorretela pure in fondo, nel fondo in cui vi accorgerete forse che non è proprio quella la gente a cui andrebbe indirizzata la vostra musica. Per noi la musica significa essere insieme nel migliore dei modi, all’aperto, liberi da pareti e da recinti, liberi da guadagni e da rapporti di denaro, liberi dalla pubblicità televisiva, liberi di sentirci da fratelli quali siamo, liberi di cantare senza note la canzone del cuore. La canzone è arrivata ormai al ritornello finale, la canzone ha dimostrato ormai, se ancora ve ne fosse bisogno, i essere solo un pretesto, il fine è stare insieme: non si parte più per andare ad un pop-festival perché c’è il famoso gruppo o per il noto divo, si va perché è tempo di andare, perché è tempo di incontrarsi un’altra volta, c’è musica, c’è aria aperta, ci sono spazi dentro e fuori ancora da scoprire, ci sei tu e ci sono io, che cosa ce ne importa dei grossi nomi?

Ma io dovrei pure parlare di questo festival dove sul palco a presentare era uno dei nostri di “2001”, il solito, non vale nemmeno la pena di dire chi fosse: er un centro di ruota da cui partivano e tornavano messaggi d’amore, anche cose molto pratiche, come “ad ovest sulla collina è in stato di avanzata maturazione un favoloso risotto underground…” oppure “in basso nella vallata il fuoco che alimenta il minestrone psichedelico ha bisogno di aiuto”, così li vedevi a frotte a cercare legna, mentre sulla pedana si alternavano gruppi giunti faticosamente da Roma sui loro sgangherati pulmini oraa trasformati in magici carri di Tespi a cinquecento watts, ed erano “Latte e Miele”, che già molti conoscono, presenti alla nostra Controcanzonissima nuovi nuovi e dritti dritti, ne han fatta di strada da allora, e non solo in senso figurato, e certo saranno una delle glorie di domani. C’erano i “Magia Nera”, che ci davan sotto con quello duro e che avevano un bel rapporto col pubblico contrappuntato di confessioni e discorsi dolci e si vedeva che erano proprio lì, non come quei gruppi che suonano guardando da un’altra parte, pensando a tutt’altro, a quanto per esempio gli renderà il concerto o se l’ultimo disco ha possibilità di entrare in classifica e così via, e l’espressione è di quelli che si degnano dall’alto di un palcoscenico e amen. Mentre qui il palco era ad altezza d’uomo e ci si toccava con note e con altro e i “Magia Nera”, dopo aver ben riproposto qualche classico dei miei tempi migliori, son partiti con la roba loro che non era niente male e forse più di una promessa. Naturalmente c’era anche chi con la scusa che era riuscito a comprarsi il moog a rate ci appestava con un casino d’inferno, perché non c’è niente di più massacrante di un moog suonato male, si può passar sopra agli svarioni della chitarra e a quelli del basso, e financo a quelli del piano, ma il moog mio dio no, vi prego ragazzi, lasciatelo a casa o in cantina finché non siete diventati amici e non c’è un po’ più di amore tra voi… e non faccio nomi per carità cristiana… Un discorso completamente a parte meritano quelli del “Come le Foglie” che con un fin troppo facile gioco di parole potrei dire come il prezzemolo, cioè dappertutto, immancabili, instancabili, inesauribili… e sempre nuovi. Giuro che sono gli unici che il contratto non ce l’hanno ancora perché no lo vogliono loro, paura di integrarsi e così via, io cosa posso dire: che è un peccato che il grosso pubblico non li possa ascoltare, che l’unica occasione è dal vivo?... Io non voglio certo influenzarli, è un problema delle loro coscienze… Certo è che sono bravi, o meglio, giusti, una vera, nuova “acoustic band”. Non c’era niente del genere prima d’ora in Italia, e lo dico quasi con un po’ di rammarico, perché da tempo stavo pensando di farlo io, stanco di parlare, di scrivere, di fotografare di musica senza farne mai, cercavo elementi per fare una banda acustica, ma sai com’è, siamo in Italia, gli togli il rumore a questi ragazzi, non ha più voglia di suonare, così la mia “incredibile banda acustica” riposa ancora nella mia mente. Loro l’hanno fatto… e bravi…

Il repertorio è ancora a prestito, C.S.N. and Y. E amici di questo genere, ma c’è già qualche creazione collettiva che si fa ascoltare con molta gioia, perché loro suonano con molta gioia e la comunicano a tutti. Non ho preso i nomi, che nelle mie storie non contano mai ma ho contato i loro strumenti: c’è un violino che se dovesse descrivere apparirei stucchevole (ma sì, sapore di fragole e scampagnate medioevali e una dolcezza contadina ormai scomparsa…) un banjo con sapore di racconti di prateria, una chitarra antica e mediterranea, dei cori di ragazze in fiore e poi tamburelli e racconti misteriosi, il vento della sera, lo stomaco riscaldato dal minestrone psichedelico, una voglia di abbracciare tutti, poi i fuochi , la notte, Claudio Rocchi che non arriva, partito troppo tardi dalla nostra comune in Sicilia, quasi una gran diva che viaggia solo in aereo e con accompagnatore d’obbligo e arriva quando tutta la musica è già finita per i tristi orari imposti. Siamo rimasti quelli che amano la terra e i fuochi a cantare un’ultima canzone d’amore, quasi un abbraccio, quasi un addio, quasi un arrivederci al prossimo appuntamento.

testo e foto di Carlo Silvestro

 

 

 

 

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domenica, 23 marzo 2008,22:25
MARTEDì 25 MARZO approda a milano la mostra itinerante allestita da antonio ledda a cagliari in dicembre. una collettiva di artisti esprime diverse suggestioni sulla bandiera sarda.¬¬¬¬¬ claudio rocchi e fabrizio daprà hanno prodotto un video con le icone della sardità in mostra dal 25 marzo al 1 aprile presso lo spazio lattuada, via lattuada,2. inaugurazione il 25 alle ore 18.00 ¬¬¬¬¬ Spazio Lattuada Via Lattuada 2 (MM3 medaglie d’oro) Telefono 02/55012838 informazioni Centro Sociale Culturale Sardo (CSCS) Telefono: 02/8690220¬¬¬¬¬ MERCOLEDI 26 MARZO .. invece a brescia al cinema NUOVO EDEN -(Via NINO BIXIO 9 - TEL. 030.8379404) 3 PROIEZIONI di pedra mendalza, il recentissimo film di claudio alle ore18.00 - 21.00 - 22.30 _ alle 21.00 presentazione ed incontro con l' autore ....¬¬¬¬¬¬ “ Un vitale, affollatissimo film – ha scritto su la Repubblica Luca Mosso – dove Rocchi riversa la sua passione per la Musica, per la Sardegna, per la ricerca negli stati alterati di coscienza. Il risultato è molto curioso,… un gusto del crossover digitale tutto contemporaneo. L’insieme è interessante, mai nostalgico, a tratti irresistibile.”¬¬¬ DVD e CD di pedra mendalza disponibili ad € 15,00 su ordinazione a info@claudiorocchi.com ¬¬¬ per organizzare proiezioni, concerti ed eventi
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giovedì, 20 marzo 2008,12:58

 

 

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Pop festival di Ballabio

IL PRIMO GIORNO DELLA NOSTRA ERA

(di Carlo Silvestro tratto da Ciao 2001 n. 42 del 20 ottobre 1971)

Ballabio, ottobre.

"Quello che dovrebbe essere, quello che io sogno nei miei sogni più belli e un grande prato esteso all'orizzonte da niente altro delimitato che dai corpi di una gioventù che balla libera e felice attorno ad altri ragazzi, che si chiamino Robert Plant e John Hiseman o Lucio Battisti, che suonano tra ragazzi ricchi solo della comunicazione che viene dal far musica insieme a migliaia di altri fratelli. Questo è quello che io sogno, e in questo sogno non entrano biglietti, né recinti, né polizia, ma solo armonia, gioia di vivere e scintille per un mondo migliore, un mondo ancora da scoprire e inventare... ".

Solo un mese fa scrivevo queste parole, e non mi sarei stancato mai di ripeterlo e per quanto tempo pensavo, per quanto tempo ancora avrei dovuto solo sognarle, senza sapere che oggil'avrei vissuto e che tutto sarebbe stato una realtà resa possibile perché non ero il solo e siamo tanti a volere che la musica, la nostra musica ci appartenga come un diritto sacrosanto, perché la musica è cultura e la cultura deve essere libera e non ci sarà censura, nè recinto, né polizia che potrà impedire tutto questo, cioè quello che è successo a Ballabio, come dire diecimila ragazzi sdraiati su un'erba senza muri, né recinti, né biglietti, ma come dire la nostra felicità di quei due giorni anche se sul piano musicale e spettacolare certo grossi nomi non c'erano perché come ho già detto l'altra volta i grossi nomi sono nel iro dei grossi soldi e non si sognano nemmeno di venire a suonare gratis, ma pure c'erano dei buoni e santi e sconosciuti gruppi, ma così conosciuti In quella prima lunga notte pazza, conosciuti da sempre poiché facevano musica per noi, per la gioia di essere tutti insieme e non c'era nessuna separazione tra il prato di ragazzi e il palco dei musicisti, nessuna barriera che ci dividesse ma solo buone vibrazioni e tanta partecipazione così che eravamo tutti musicisti alla fin fine, come dovrebbe essere, perfino io che ero andato scioccamente li per fare il presentatore mi sono accorto che era impossibile presentare la gioia di essere finalmente liberi tra noi, gioiosi solo dei ritmo delle nostre mani e i ragazzi erano così belli e così dentro l'atmosfera che non avevano nessun bisogno di parole tra una canzone e l'altra, tra un gruppo e l'altro, solo erano le urla di approvazione o di disapprovazione (e accadeva molto raramente, solo per esempio quando qualche gruppo la metteva su dura per un po' di celebrità ramazzata con dischi e TiVù e tentava di imitare stancamente i grandi assenti e c'è stato perfino un tentativo di "Immigrant Song" degli Zeppelin, e anche di "With a little help from my friend", che non parlo dei Beatles o di Joe Coker, ma dopo la soluzione favolosa dei Colosseurn nessuno più si può permettere di fare ...) molto, ma molto meglio fare le nostre casalinghe cose e non dico Morandi o tutta quella pappa lì, ma dico proprio il pop italiano, che anche se in ritardo comincia ad esistere e prendere forza, parlo ad esempio della Premiata Forneria Marconi, parlo dei Delirium, degli Osanna, e perfino dei Clan Free, che non ha inciso ancora niente ma tra poco sentirete che tuba, tra poco sentirete se questi gruppi non favoleggeranno in pazzi concerti dove non saranno più lì a far da contorno a qualche inglese mostro sacro, ma saranno il primo autentico piatto forte, saranno quelli che scandiranno il nostro tempo, così che dopo la «Liverpool era» e dopo il «Detroit sound» e dopo la «West Coast» avremo il «pop dei Naviglio» oppure «La scuola Napoletana» e perfino «Lo stile e e isole», perché anche questa è una parola che va detta, è tempo di finirla per sempre con le imitazioni dei nostri fratelli d'oltre Manica o d'oltreoceano, ormai abbiamo raggiunto la maturità e abbiamo le nostre sante cose da dire e noi giovani dobbiamo dar fiducia a questi gruppi che oggi stanno tentando di dirle nella nostra lingua, nella lingua che tutti possiamo com. prendere; (così che ci sarà poco da bluffare, perché il senso di qualcuno che ha cose da dire o non le ha sarà chiaro a tutti, mentre i nostri amici inglesi ce ne hanno tirati pochi di bidoni con questa storia della lingua in cui era sufficiente dire « oh yeahh » per tirare giù l'entusiasmo ... ). E in alto molto In alto andranno i poeti, nel prossimo futuro, forse li chiameranno la «Riva Brera» parlo dei genere «cool» molto soffice e interiorizzato cheha il suo probabile capostipite In Claudio Rocchi, appena vent'anni e due long playíng più uno in preparazione più il suo «Spazio Rocchi» a «per voi Giovani»... (per voi amanti della West Coast, ora sapete che è lui che ne ha fatto aumentare le vendite in Italia ... ) e per finire una presenza a Ballabio pressappoco tra mezzanotte e l'una dei sabato, peccato che non ci fossero orologi, che tanto nessuno avrebbe guardato, che tanto il tempo si era fermato e fu proprio nel momento in cui Claudio attaccò a cantare «La tua prima luna» ... Erano in cento o in mille a riconoscersi in queste parole ...

«Questa è la tua prima luna / che vedi fuori di casa / sapendo di non ritornare / ... ». Erano in cento o in mille a ricordarsi di quel giorno ... «Oggi sei uscito / e ti sei domandato / ma dove sto andando / e che cosa farò». Erano in cento o in mille a navigare in quasta sensazione ... «Sei finito in un prato / mangiando una mela / comprata passando dal centro / dove i tuoi amici / parlavano ancora di donne e di moto / e tu ti fumavi la gioia / di essere riuscito / a fuggire di casa / sapendo di non ritornare ... ». Certo erano mille ed erano tutti i diecimila quando Claudio cantava... «Mi guardo intorno e sento / tocco con le dita / la distruzione di tutto / del senso della vita / si grida amore / e si crede che possa bastare / far dell'amore una fede / senza sapere amare / vorrei che tutti pensaste / vi chiedo per favore / se tutto quel che fate / lo fate per amore ... ».

Finchè la nostra notte non fu passata, la nostra prima notte piena di Musica e Poesia e Libertà, poterlo dire finalmente senza vergogna noi abbiamo ritrovato queste parole, queste stesse che anni di brutte canzonette avevano sciupato e degradato, ma noiu le abbiamo dissotterrate e sono nostre e autentiche ora. Mai si dormì quella notte perché ci fu musica senza interruzione e quando quelli del palco si riposavano eravamo noi a farla, eravamo noi a cantare felici di questo scambio e l'alba sorgeva immobile ritmata da mille batterle e bonghi e tamburelli e ancora ci fu musica al mattino e nessuno voleva mollare il suo spazio d'erba, se non il tempo di farci un panino che costava solo cento lire grazie alla perfetta organizzazione a cui mai ci stancheremo di dire grazie ed eran ragazzi come noi finalmente, niente sordidi speculatori che arrabattano perfino sul panino o sulla bibita, mentre lì tutto costava cento lire, con la nostra «pilotta» ci potevi comprare proprio tutto, la birra o il latte o tre pere o un bellissimo graspo d'uva da mezzo chilo... Meglio, molto meglio che essere in un repressivo spazio architettonico tipo cinema & teatro a guardarsi desolatamente separati da sedie-poltrone che sembrano tante cellette con in più le separazioni tra paganti di prima classe in platea, paganti di seconda classe in galleria e paganti di terza in piccionaia... Meglio, molto meglio anche se non ho di grossi personaggi da parlarvi ma solo di ragazzi come noi, e non è dolce bambino, si era lì per essere felici insieme, e tanto basta, perciò... Let's work together... lasciateci lavorare insieme, anzi cominciate anche voi che a Ballabio, sulle rive dei Lago di Como non siete venuti, non siete saliti con noi sul sentiero che tra i monti conduceva alla nostra vallata, la valle della nostra musica, la piccola Woodstock italiana, il timido inizio di un'epoca e di una generazione che apparterranno a tutti voi, se voi lo vorrete...

L'INFELICE RITORNO

Ma questo piccolo paradiso di gioia e di musica deve aver ben spaventato I benpensanti, deve aver ben impressionato la polizia che pure non ha osato mostrarsi nel nostro felice regno per paura di essere contagiata della nostra bellezza... (eh sì tremate gente, perché molto presto vi inonderemo della nostra bellezza) ma ci ha atteso come si suoi dire al varco, ed era la strada che riportava in pianura, costellato di posti di blocco che fermavano tutte le macchine cariche di capelloni (Oh la teppaglia, oh i drogati ... avete fatto le orge nevvero ... ). Così la giornata si è conclusa per me con sei ore di commissariato, erano cento o mille nelle mie stesse condizioni? erano cento o mille a cantare davanti alle isteriche divise «All we are saying is give peace a chance...» tutto quello che stiamo dicendo è dare una possibilità alla pace... E la pace fu fatta, uno alla volta fummo tutti rilasciati e tornammo alle nostre case, alle nostre praterie ancora una volta come dicevamo bambini, stanchi ma felici.

Carlo Silvestro

 

 

 

 

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sabato, 01 marzo 2008,19:35
19/2/2008¬ due appuntamenti radiofonici il 3 marzo sera. claudio presenta pedra mendalza film e colonna sonora prima nei rock files di ezio guaitamacchi su www.lifegateradio.it poi a www.radiopopolare.it nel programma from genesis to revelation di renato scuffietti e matthias scheller. nei siti delle radio potrai trovare le frequenze fm locali, gli streams per ascoltare in diretta via computer, le indicazioni per ascoltare via satellite dalle piattaforme di sky. insieme a claudio nel programma di lifegate ospite in studio Julian Temple che presenta il suo nuovo film/documentario su JOE STRUMMER.(clash).¬¬¬¬ per ordini di DVD e CD al prezzo di € 15,00 <info@claudiorocchi.com>. altre info a http://www.claudiorocchi.com/musica/musica-cinema.html
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martedì, 29 gennaio 2008,19:04
27/1.2008 ¬ Sono in uscita colonna sonora e film. Pedra Mendalza finalmente disponibile in eleganti confezioni arricchite da note e splendide fotografie. Nel CD 8 inediti di claudio tra i quali 2 canzoni, una in inglese, e sei sorprendenti strumentali. Inoltre brani di paolo tofani, walter maioli, jont, terje nerdgarden, synaulia, nihil project, roby dellera, sandro mussida, fabrizio coppola, feldmann, andrea tich, marco lucchi, massimo zamboni. Grande colonna sonora da non perdere, 74 minuti di musica. ¬¬¬¬ DVD e CD, contengono inserti fotografici di Gabriele di Bartolo scena , cast & backstage. ¬¬¬¬ Distribuiti da www.btf.it per informazioni e ordini info@claudiorocchi.com.¬¬¬¬ Per organizzare serate ed eventi con claudio
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mercoledì, 12 dicembre 2007,21:17
12/12¬2007. Dal 20 al 30 dicembre a cagliari alla cittadella dei musei la manifestazione d’arte itinerante organizzata da Antonio Ledda, l’”Associazione Culturale di Arte Etnica” e dalla FASI (FEDERAZIONE ASSOCIAZIONI SARDE IN ITALIA)¬¬¬¬¬¬¬¬ oltre 50 artisti presentano tele, sculture, progetti, video, installazioni centrate sull’immaginario della bandiera sarda.¬¬¬¬¬¬ claudio rocchi espone un video con musiche inedite originali ed elaborazioni digitali di icone disegnate da fabrizio daprà. Decine di ipotesi per una bandietra mutante che esprima alcuni tra i principali caratteri dell’isola. ¬¬¬ inaugurazione il 20/12 alle 17 e poi fino al 20 dic. h_9<13 - 16,30<19. chiuso luned쬬¬¬ per organizzare eventi, concerti, performances di claudio rocchi, o proiezioni del lungometraggio <pedra mendalza> (93 min.presente l’autore) contatti: <stage@claudiorocchi.com>.¬¬¬¬¬ per ordini di cd, video, DVD visitare il rockshop a <http://www.claudiorocchi.com/now/now.html>
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